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Massimiliano Fuksas – “Italian Humanism”, Lectio Magistralis
Massimiliano Fuksas - "Italian Humanism", Lectio Magistralis

26 Giugno, Roma

 

On 26 June 2019 Massimiliano Fuksas spoke of “Italian Humanism” with Massimo Cacciari, Achille Bonito Oliva, Uto Ughi and Bruno Canino, for the bicentenary of the birth of Francesco De Sanctis, at the State Council at Palazzo Spada – Rome, in the presence of the President of the Republic Sergio Mattarella.

Text taken from “Vita di Filippo di ser Brunellesc” in Prosatori volgari del Quattrocento by Antonio Manetti:

E [Brunelleschi] andossene a Roma: ché in quel tempo v’era che si potevano vedere in publico assai delle cose buone, e di quelle che vi sono ancora, benché non molte, e di quelle che da diversi pontefici e signori cardinali, e Romani e d’altre nazioni, sono state trafugate e portate, e mandate via. E nel guardare le sculture, come quello che aveva buono occhio ancora mentale e avveduto in tutte le cose, vide el modo del murare degli antichi e le loro simmetrie; e parvegli conoscere un certo ordine di membri e d’ossa molto evidentemente, come quello che da Dio, rispetto a gran cose, era alluminato: el che e’ notò molto, parendogli molto differente da quello che s’usava in que’ tempi. E fece pensiero, che mentre che riguardava le sculture degli antichi, non avere meno gli occhi a questo ordine e modo, che a quello delle sculture, e si ne’ reggimenti, e fortezze dello edificio, e corpi e garbi e invenzioni, secondo e propositi a che egli avevano a servire, come negli ornamenti ; e veggendovi drento molte maraviglie e belle cose; perché furono fatte in diversi tempi, e buona parte da maestri eccellentissimi, che per la esperienza delle cose e pe’ premi grandissimi de’ prencipi, che dettono loro facultà da poterle studiare, e loro non erano anche uomini vulgari, si feciono cosi. Fece pensiero di ritrovare el modo de’murari eccellenti e di grand’artificio degli antichi, e le loro proporzioni musicali, e con agevolezza e con rispiarmi, dove si potevano fare sanza mancamenti. E veduto le gran cose e dificili, che erano intra esse, che pure si vedevano fatte, non gli venne meno pensiero d’intendere e modi che coloro avevano tenuti e con che strumenti. Ed essendosi dilettato pel passato e fatto alcuno oriuolo e destatoio, dove sono varie e diverse generazioni di molle e da varie e moltitudine d’ingegni multipricate, ché tutte o la maggiore parte aveva vedute, gli dettono grandissimo aiuto al potere immaginare diverse macchine e da portare e da levare e da tirare, secondo le opportunità, ch’egli aveva veduto che erano state di bisogno: e facevane memoria, e non faceva secondo che gli parevano e’ bisogni. E vide delle rovine, dov’erano in piede, e dov’erano state volte di diverse ragioni; e pensò e modi e delle centine e delle altre armadure, e così, dove si potessi fare senza esse pe’rispiarmi delle spese e delle comodità, e che modo s’avessi a tenere; e così dove l’armadure non possono servire per la grandezza delle testudini, e diverse altre cagioni: e vide e meditò molte belle cose, che da quel tempo antico innanzi, che furono que’ buoni maestri, in qua, non s’erano vedute per altri, che se ne avessi notizia. E collo ingegno suo e con la pruova e esperienzia di quelle, segretamente e con grandissime fatiche e tempo e con pensarle diligentemente, sotto colore di fare altro che quello che faceva, ne venne maestro perfettissimo: come fece poi esperienzia nella nostra città e altrove […]. Ebbe in questa stanza di Roma quasi continovamente [continuativamente] Donatello scultore, e originalmente v’andarono d’accordo; […] quantunque insieme e’levassono grossamente in disegno quasi tutti gli edifici di Roma, e in molti luoghi circustanti di fuori, colle misure delle larghezze e altezze, secondo che potevano, arbitrando, certificarsi, e longitudini, ecc. E in molti luoghi facevano cavare per vedere e riscontri de’membri degli edifici e le loro qualità, s’egli erano quadri o di quanti anguli, o tondi perfetti o ovati o di che condizione. E cosi dove e’ potevano congetturare l’altezze, cosi da basa a basa per altezza, come da’ fondamenti, e riseghe e tetti degli edifici, e’ ponevano in su strisce di pergamene che si lievano per riquadrare le carte, con numero d’abbaco e carattere, che Filippo intendeva per se medesimo.[…] Intorno alle quali opere, Filippo stette molti anni; e perché trovò negli edifici, tra le cose belle e di grande spesa, differenze assai nelle mazzonerie e delle qualità delle colonne e delle base e de’ capitelli, architravi, fregi e cornici e frontoni e corpi e differenze di templi, e spessezze di colonne, col suo vedere sottile conobbe bene la distinzione di ciascuna spezie, come furono Ioniche, Doriche, Toscane, Corinte e Attiche; e usò a’tempi e a’luoghi, della maggiore parte, dove gli pareva meglio, come ancora si può vedere negli edifici suoi.

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